La cataratta consiste nella opacizzazione del cristallino. Il cristallino (fig. 1), situato nella parte mediana del’occhio, è insieme alla cornea una delle due principali lenti dell’occhio. La sua funzione è di  deviare la luce che penetra nell’occhio consentendo che le immagini che provengono da un qualunque oggetto osservato e posto ad una certa distanza vadano a fuoco sulla retina, una membrana di tessuto nervoso in cui la luce genera impulsi nervosi che  attraverso il nervo ottico vengono trasferiti al cervello.

Nell’individuo giovane e sano il cristallino è  perfettamente trasparente. In risposta ad appropriati stimoli neuromuscolari è in grado di cambiare la propria curvatura adattandosi  alla visione per vicino. Tale meccanismo è definito accomodazione ed è quello che al soggetto giovane consente una visione nitida degli oggetti vicini. L’accomodazione comincia a divenire meno efficace a partire dall’età di 40-45 anni dando inizio a quel fenomeno di progressiva difficoltà e quindi perdita  della messa fuoco da vicino che si definisce presbiopia.

 

Occhio umano

Occhio umano

 

La cataratta consiste in una perdita di trasparenza del cristallino che progressivamente peggiora la qualità della visione. Le prime avvisaglie possono essere sdoppiamento delle immagini e sfuocamento delle fonti luminose, comparsa di miopia ed infine un progressivo annebbiamento della vista che può arrivare fino alla cecità assoluta.

Le cataratta si verifica  a seguito di una alterazione degli scambi metabolici che provvedono al nutrimento del cristallino, tale fenomeno generalmente avviene i età avanzata, tuttavia si può verificare anche in individui più giovani senza un motivo apparente ( si può osservare comparsa di cataratta anche in persone non ancora quarantenni.).

In altri casi la comparsa della cataratta è indotta dall’uso di farmaci (in particolare l’assunzione prolungata di cortisonici ), da  malattie infiammatorie dell’occhio, da malattie sistemiche o può comparire a seguito di un trauma sul bulbo oculare.

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Cataratta nucleare

Cataratta completa

Cataratta completa

2 immagini di cataratta.
Nella figura 1 vi è un immagine di cataratta nucleare, nella figura 2 una cataratta completa

 

 

 

 

La chirurgia della cataratta

La chirurgia della cataratta prevede l’esecuzione di anestesia mediante instillazione di colliri,  un incisione in cornea di circa 2 millimetri che non necessita di punti di sutura, facoemulsificazione del nucleo (fig.4) attraverso un processo di frantumazione e aspirazione del cristallino, impianto di una lente pieghevole senza necessità di allargare la ferita chirurgica (fig. 5).

La chirurgia della cataratta modifica in maniera assolutamente trascurabile le caratteristiche geometriche della cornea e riduce gli stimoli infiammatori sui tessuti oculari al minimo. Ciò consente un recupero funzionale molto rapido tanto che, molto spesso, il paziente operato già vede correttamente il giorno successivo all’intervento.

Facoemulsifazione del nucleo del cristallino

Facoemulsifazione del nucleo del cristallino

Lente intraoculare posizionata nel sacco capsulare

Lente intraoculare posizionata nel sacco capsulare

Il miglioramento delle metodiche di calcolo delle lenti intraoculare e delle stesse lenti ha permesso inoltre negli ultimi anni, asportando la cataratta, di correggere anche difetti  refrattivi. E’ possibile  correggere miopia e ipermetropia ma esistono l’astigmatismo con l’impianto di lenti toriche e la presbiopia con lenti multifocali, bifocali o trofocali (fig. 6).

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Differenti modelli di lenti intraoculari multifocali

La chirurgia della cataratta quindi assolve non più solamente ad una finalità terapeutica ma può rivolgersi anche alla correzione di difetti funzionali  presenti fin dall’infanzia o sviluppatisi nell’età matura come la presbiopia. Non è raro che i pazienti meglio informati oggi richiedano non solo la rimozione della cataratta ma anche la correzione di questi difetti.

Domande sulla Cataratta

La cataratta è una opacizzazione del cristallino, una lente che è posta all’interno dell’occhio.
La cataratta provoca una alterazione della qualità della visione; dapprima si possono presentare aloni intorno alle fonti luminose e immagini sdoppiate, poi un progressivo annebbiamento a volte associato alla comparsa di miopia.
La cataratta va operata con un intervento chirurgico che, di solito si esegue ambulatorialmente. Il paziente, dopo l’intervento viene dimesso e rivisitato il giorno successivo.
Generalmente l’intervento viene eseguito in anestesia locale con gocce di collirio. Alcuni chirurghi preferiscono utilizzare l’anestesia con iniezione per bulbare. L’anestesia generale è indicata solo in quei pazienti che non sono in grado di collaborare (bambini, o persone affette da gravi disabilità).
Oggi l’intervento di catratta prevede dei tempi di recupero molto brevi. In alcuni casi già il giorno dopo il paziente è in grado di svolgere le proprie abituali attività. In caso di cataratta più evvolute in recupero completo avvien da 1 a 3 settimane.
Tutte i reparti di oculistica in cui si esegue attività chirurgica in genere eseguono la chirurgia della cataratta.
L’intervento di cataratta prevede l’inserimento all’interno del sacco capsulare del cristallino di una lente intraoculae. Si può scegliere la elnti in modo da correggere miopiae ipermetropia. Per la correzzione del’astigmatismo sono necessarie particoari lenti che vanno scelte in base alle carattreistiche che tengono conto del difetto astigmatico (lenti toriche). Per correggere la presbiopia sononecessarie lenti con ottiche con zne di potere refrattivodiffferenti (lenti multifocali). L’impianto di lenti multifocali richiede inoltre un attento esame dlleabitudini di vita del paziente edeel sue aspettative.
L a cataratta secondaria è una opacizzazione della capsula posteriore del cristallino tessutto che chevine conservato durante l’intervento per poter accoglier la lentina intraocualre. Aseguito di un proceso di proliferazione cellulare la capsula posteriore può opacizzarsi provocando un calo del visus. Il trattamento dellla cataratta secondaria non necessita di in tervento ma di un trattamento ambulatoriale eseguito alla lampada a fessura chiamato capsulotomia YAG laser che restituisce l’acuità visiva precedente alla formazione della cataratta secondaria
L’intervento di cataratta nel paziente affertto da retinopatia diabetica può costutire uno stimolo aggravante la retinopatia. L’esecuzione dell’intervento deve essere preceduta e seguita da un attento monitoraggio della retinopatia diabetica. Nel paziente diabetico non affetto da retinopatia, l’intervento di cataratta si associa ad un maggior incidenza di comparsa di edema maculare cistoide rispetto alla popolazione generale.
L’edema maculare cistoide è un edema che interessa la retina nella sua regione più nobile, la macula. E’ risposta infiammatoria al trauma chirurgico che può raramente comparire dopo l’intervento e comporta un non adeguato recupero visivo. Si risolve dopo un adeguato trattamento medico.
L’assunzione dei farmaci per l’ipertrofia prostatica può comportare la comparsa del’ IFIS ( inta operative floppy iris syndrom ) ovvero una condizione di particolare mobilità dell’iride durante l’intervento che può complicare l’attività delchirurgo. E’ bene che il chirurgo conosca se il paziente assume queste terapie per programmare adeguatamente la procedura chirurgica. La sospensione preventiva della terapia non sempre modifica la situazione.
Di solito l’esecuzione dell’intervento di catartta eseguito in pazienti affetti da glaucoma cronico con terapia compensata non richiede particolari precauzioni. Inoltre spesso si assiste ad un riduzione dei valori della pressione oculare nei pazienti glaucomatosi che hanno eseguito l’intervento.
Nelle persone giovani che ancora conservano la capacità di messa a fuoco da vicino è possibile impiantare lenti intraoculare conservando il cristallino, sempre che l’occhio presenti lo spazio sufficiente per poter introdurre una lente. Queste lenti possono essere introdotte in camera anteriore davanti all’iride a cui vengono fissate o dietro all’iride tra quest’ultima e il cristallino. Questi interventi chirurgici garantiscono buoni risultati tuttavia presentano alcuni rischi nel lungo periodo: gli impianti davanti all’iride possono nel tempo provocare una riduzione delle cellule dell’endotelio corneale provacando scompenso della cornea. Gli impianti tra iride e cristallino aumentano il rischio di comparsa di cataratta e l’incidenza di comparsa di distacco di retina. Più sicuro è l’intervento di facoexeresi (asportazione del nucleo del cristallino con impianto di lente nel sacco capsulare). Questo intervento, che nella modalità di esecuzione è analogo all’estrazione di cataratta, permette di correggere miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia con l’introduzione di lenti multifocali. A causa delle inevitabili spinte che una procedura chirurgica determina sull’umor vitreo credo sia prudente eseguirlo non prima di 40-45 anni di età.
La tecnica lasik con laser a femtosecondi garantisce gli stessi risultati della PRK ma consente un recupero visivo molto più rapido. Già il giorno dopo l’intervento la qualità della visione è tale da consentire di svolgere una vita normale. Inoltre questo intervento evita i postumi fastidiosi e talvolta dolorosi che si manifestano i primi 2 o 3 giorni dopo l’esecuzione della PRK. Tuttavia non tutti i pazienti sono candidabili all’intervento di lasik con laser a femtosecondi. Devono presentare uno spessore corneale sufficientemente elevato per poter da essere sottoposti a questo intervento. Inoltre per i soggeti più giovani, per i quali vi è una maggior rischio di progressione nel tempo e quindi maggior probabilità di necessitare di un ritrattamento, è preferibile eseguire un intervento di PRK poiché il ritrattamento presenta minori difficoltà

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