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Autore: Paolo Garimoldi

Nuove prospettive nell’impianto di lenti intraoculari multifocali

Oggi la chirurgia della cataratta non è più soltanto un intervento per rimuovere la lente naturale opacizzata, ma si è trasformata in una vera e propria chirurgia refrattiva. L’obiettivo non è solo ripristinare una buona visione, ma anche recuperare la capacità di vedere da vicino, persa con l’avanzare dell’età (la cosiddetta presbiopia).

Per questo motivo, l’intervento di cataratta può essere proposto anche a chi desidera liberarsi dagli occhiali, sia per la visione da lontano che da vicino.

Tipi di lenti intraoculari: le soluzioni attuali

Nel tempo sono state sviluppate diverse tipologie di lenti intraoculari (IOL) per rispondere alle esigenze visive dei pazienti:

1. Lenti bifocali e trifocali

Queste lenti offrono più punti focali e permettono di vedere bene:

  • da lontano (es. guardare la TV),
  • a distanza intermedia (es. lavorare al computer),
  • da vicino (es. leggere un libro).

Tuttavia, proprio per la presenza di più fuochi, possono causare effetti collaterali come:

  • aloni attorno alle luci,
  • abbagliamenti notturni,
    che possono risultare fastidiosi, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.

2. Lenti a profondità di fuoco estesa (EDOF)

Queste lenti creano una transizione graduale della messa a fuoco e riducono notevolmente il rischio di aloni e abbagliamenti. Offrono:

  • buona visione da lontano,
  • buona visione a distanza intermedia (come il cruscotto dell’auto, lo schermo del computer o il cellulare).

Il limite principale è che non coprono bene la visione da vicino: chi le impianta ha spesso ancora bisogno di occhiali per leggere.

3. Le nuove lenti “full-range”: una rivoluzione

Oggi sono disponibili nuove lenti di ultima generazione, chiamate “full-range” o a fuoco continuo. Si tratta di impianti innovativi, progettati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che permettono di ottenere una messa a fuoco fluida e continua da lontano fino al vicino.

Grazie al profilo avanzato della superficie anteriore, queste lenti:

  • garantiscono una visione nitida a tutte le distanze,
  • riducono significativamente aloni e abbagliamenti,
  • offrono per la prima volta una reale indipendenza dagli occhiali nella vita quotidiana.

Nuove prospettive nel trattamento del cheratocono con il crosslinking

Il cheratocono è una patologia oculare progressiva che colpisce la cornea, rendendola più sottile e deformata, con conseguente peggioramento della vista. Una delle terapie più utilizzate per rallentare o bloccare l’evoluzione della malattia è il crosslinking corneale, introdotto per la prima volta nel 2003 a Dresda, in Germania.

Cos’è il crosslinking?

Il crosslinking è una procedura che rafforza la cornea attraverso l’applicazione di vitamina B2 (riboflavina) e luce UV-A, stimolando la formazione di legami chimici (cross-link) tra le fibre di collagene. Questo processo rende la cornea più stabile e resistente alla progressione del cheratocono.

Le evoluzioni della tecnica

Negli anni, il trattamento si è evoluto, portando alla nascita di diverse varianti:

  • Crosslinking accelerato, continuo o pulsato: versioni che riducono i tempi di trattamento, mantenendo una buona efficacia.
  • Tecniche “epithelium-on” (senza rimozione dell’epitelio corneale): più confortevoli per il paziente, ma spesso meno efficaci rispetto alle tecniche tradizionali che prevedono la rimozione dell’epitelio (epithelium-off).
  • Trattamenti ad alta energia: permettono una maggiore efficacia anche senza rimuovere l’epitelio.

Nonostante queste innovazioni, l’obiettivo principale del crosslinking tradizionale resta quello di bloccare la progressione della malattia. Eventuali miglioramenti della vista sono generalmente modesti.

Il nuovo approccio: il Crosslinking+

Recentemente è stata introdotta una nuova tecnica chiamata Crosslinking+, che unisce due trattamenti in uno:

  1. Rimodellamento della cornea con laser ad eccimeri transepiteliale: il laser agisce in modo molto delicato sulla superficie corneale, rimuovendo piccole quantità di tessuto solo nelle zone più irregolari (tipicamente quelle più curve).
  2. Crosslinking accelerato: eseguito subito dopo, per rinforzare la cornea come nella procedura tradizionale.

Questa combinazione non solo stabilizza la malattia, ma migliora anche la qualità visiva, regolarizzando la superficie corneale.

A chi è adatta questa tecnica?

Il Crosslinking+ non è indicato per tutti i pazienti con cheratocono. È riservato ai casi con spessore e curvatura corneale adeguati, che consentano di eseguire l’intervento in sicurezza. Una valutazione approfondita da parte dello specialista è quindi fondamentale per stabilire l’idoneità alla procedura.

L’INTERVENTO SUL CRISTALLINO PER RIACQUISTARE LA VISIONE DA VICINO

L’intervento di facoexeresi, ossia la rimozione del nucleo del cristallino con l’inserimento al suo posto di una lente intraoculare è lo stesso intervento che si esegue quando una persona è affetta da cataratta (l’intervento chirurgico in assoluto più eseguito al mondo).

Sia che il cristallino sia opacizzato, come nel caso della cataratta, o che sia trasparente, come nella facoexeresi refrattiva, questo intervento prevede la sostituzione del nucleo del cristallino con una lente intraoculare che permette di mettere a fuoco le immagini.

La moderna tecnologia medica ci fornisce particolari lenti intraoculari, in termine scientifico conosciute come lenti EDOF o a profondità di fuoco allungato, che permettono una messa a fuoco non solo degli oggetti lontani ma anche di quelli posti a distanza intermedia (cruscotto dell’auto, tablet, telefono cellulare) e, con i più recenti modelli di lenti, anche oggetti posti vicino. In questo modo sia le persone che hanno la vista offuscata per la comparsa di una cataratta, che quelle che hanno un difetto visivo come la miopia, l’ipermetropia o l’astigmatismo e che nel corso del tempo hanno sviluppato anche una difficoltà nella visione da vico per vicino, per l’insorgenza della presbiopia possono riacquistare una visione nitida a tutte le distanze.

Candidati a questo intervento, oltre ai pazienti affetti da cataratta, sono le persone al di sopra dei 50 anni di età che presentano un difetto visivo. Una corretta selezione del paziente è indispensabile per ottenere buoni risultati. Essa richiede l’esecuzione di alcuni esami specifici in cui si valuta la forma della cornea, il range di dilatizione della pupilla, l’allineamento dell’asse visivo rispetto al centro anatomico della cornea ed il patrimonio cellulare endoteliale della cornea.

UN NUOVO INTERVENTO PER MIGLIORARE LA VISTA DEI PAZIENTI CON CHERTOCONO

Il cheratocono è una malattia non infiammatoria della cornea in cui un difetto strutturale delle fibre collagene ne provoca un progressivo assottigliamento e una perdita della regolarità geometrica.

La malattia insorge in età infantile o più frequentemente durante l’adolescenza ed evolve fino all’età di 35-40 anni per poi arrestarsi.

A seconda del grado di evoluzione si ha una compromissione più o meno grave della funzione visiva: persone affette da forme lievi ottengono una buona qualità visiva con l’utilizzo di occhiali, forme più evolute necessitano di lenti a contatto costruite specificatamente, quelle più gravi devono essere trattate con il trapianto lamellare della cornea.

Disponiamo ormai da 20 anni di un trattamento, il cross linking corneale che permette di arrestare la progressione della malattia. Con questa metodica è possibile stabilizzare la situazione al momento in cui essa viene eseguita, tuttavia vi sono pazienti che si sottopongono al trattamento di cross linking quando presentano una qualità visiva ormai non più soddisfacente.

La moderna e più sofisticata tecnologia diagnostico/terapeutica ci viene oggi in aiuto permettendo di abbinare al cross linking un trattamento laser minimale, chiamato PTK transepiteliale, che regolarizza la superficie della cornea ottenendo oltre alla stabilizzazione della malattia un miglioramento della qualità visiva. Tale procedura non è eseguibile in tutti i casi ma è indicata per quei cheratoconi che conservano un certo spessore corneale. A differenza della chirurgia refrattiva laser, questa metodica non mira ad eliminare gli occhiali ma a migliorare la qualità visiva dei pazienti con cheratocono anche conservando gli occhiali.

Grandi novità in campo delle lenti intraoculari per l’intervento di cataratta

Vi sono importanti novità che riguardano l’intervento di cataratta e l’intervento di facoexeresi refrattiva ovvero la correzione dei difetti refrattivi: miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia, con un intervento sul cristallino.

Questi interventi prevedono l’impianto di una lente intraoculare al posto del nucleo del cristallino, una lente naturalmente presente all’interno del bulbo oculare.

Attualmente si possono impiantare tre tipi di lenti:

  1. Lenti monofocali, ossia lenti con un solo fuoco che danno la possibilità di correggere solo una distanza, lontano o vicino. Generalmente si corregge la visione da lontano e si utilizzano lenti per la visione da vicino o la media distanza. In questo caso si devono utilizzare occhiali per leggere, guardare il computer o lo schermo del telefono. Per ovviare a tale inconveniente,in alcuni casi, dopo aver valutato attentamente le esigenze e le abitudini del paziente, è possibile correggere un occhio per lontano e  l’altro per vicino o per la media distanza. La così detta monovisione.
  • Lenti bi o trifocali. Possiedono due o tre fuochi che correggono la visione da lontano, da media distanza e da vicino. Queste lenti, in particolare, garantiscono una ottima visione da vicino. Tuttavia la suddivisione della luce su tre fuochi distinti può essere responsabile della comparsa di aloni attorno alle luci in condizioni di scarsa luminosità, cosa che può disturbare attività come la guida notturna. Sono quindi lenti indicate per le persone che conducono una vita sedentaria e dedicano molto tempo ad attività svolte da vicino come leggere, cucire, guardare lo schermo del computer.
  • Lenti EDOF o a profondità di fuoco allungato. Presentano un fuoco per lontano che si allunga nella media distanza. Tale caratteristica è ottenuta modificando il profilo della superficie della lente in modo da allungare verso la media distanza una zona limitata della superficie della lente. Queste lenti garantiscono una buona visione da lontano, nella visione intermedia (guardare il cruscotto dell’auto o il cellulare), ma non in tutti i pazienti sono in grado di assicurare una visione da vicino ottimale, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità. Sono comunque le lenti indicate per le persone che conducono una vita attiva perché non generano i disturbi delle lenti bi o trifocali.

E’ stata introdotta recentemente una lente EDOF con un innovativo profilo della superficie anteriore. Si tratta di un profilo caratterizzato da una geometria a spirale che consente di ottenere in determinate aree della lente un progressivo e uniforme spostamento del fuoco della lente verso il vicino permettendo una corretta visione per lontano, per la visione intermedia e per vicino.

E’comunque bene ricordare che l’impianto di una lente con più fuochi, sia essa multifocale o EDOF, per avere successo, deve essere preceduto da un attento esame delle strutture oculari ovvero delle caratteristiche geometriche della cornea, i diametri e la dinamica della pupilla.

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